mercoledì 11 settembre 2013

La cosmesi nacque in Egitto - 2 parte - Cosmetica&Cultura



Per ringiovanire la pelle si usava stendere sul corpo una miscela di creme a base di natron, miele e sale marino; mentre chi aveva la pelle troppo scura utilizzava polvere di alabastro e carbonato di soda impastati con miele. Le rughe venivano combattute con una crema a base di cera d'api, incenso e olio d'oliva miscelati con latte fresco. Generalmente l'uomo comune non si lasciava crescere la barba, se non in segno di lutto, ma i sovrani portavano una finta barba cerimoniale allacciata dietro le orecchie. I baffi erano rari. In un paese così caldo erano incredibilmente importanti anche i deodoranti, ottenuti con scorza di carrube macinata o in forma di palline di farina d'avena profumata d'incenso, da mettere nel cavo del braccio. Sulla sommità del capo veniva posto un cono di profumo, che sciogliendosi per il caldo, diffondeva la sua fragranza. Il cono non era considerato solo un cosmetico, ma anche un simbolo di rinascita, rafforzato dalla forte carica erotica rappresentata dai profumi, considerati un fluido degli dei. Le essenze venivano utilizzate da tutti i ceti sociali, mentre quelle più raffinate e costose erano alla portata delle sole classi agiate. Il profumo più famoso era il kuphy o kyphi, ottenuto dalla miscela di diverse sostanze, tra cui miele, vino, uva passa, resina, mirra, legno di rosa, lentisco, bitume, giunco odoroso, erba pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico. Questa essenza, destinata ai faraoni e agli dei, secondo Plutarco, ha il potere di:
favorire il sonno, aiutare a fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace.
Produzione del profumo



Contenitori di profumo

Particolare attenzione veniva riservata al trucco degli occhi. Le palpebre erano sfumate con ombretti di varie tonalità di verde, azzurro e violetto. Le sopracciglia venivano depilate, ridisegnate e allungate. Il contorno occhi sottolineato da una polvere nera, il kohl, che stimolava la lacrimazione, riducendo il rischio delle infezioni oftalmiche. Nato come difesa dalle infezioni e dal sole, il trucco del contorno occhi aveva anche un aspetto simbolico, dato dal suo tratto allungato verso l'esterno, che richiamava l'occhio risanato del dio falco Horus.
Forse esclusivamente femminili erano il fard e il rossetto, realizzati con ocra rossa, linfa di sicomoro e grassi vegetali. L'hennè, la cui qualità più pregiata nasceva nel delta del Nilo, veniva utilizzato per tingere i capelli e decorare unghie e mani. I tatuaggi erano tipici di musiciste e ancelle e rappresentavano figure geometriche o piccole figure del dio Bes. Venivano praticati mediante l'iniezione sottocutanea di fuliggine e olio, su cosce e addome, per aumentare l'attrattività sessuale.
Il risultato di una cura così attenta veniva osservato allo specchio, un disco di rame, bronzo o argento levigato che richiamava il disco solare ed era dotato di un'impugnatura allungata. Per la sua capacità di riflettere e conservare l'immagine di chi vi si specchiava, veniva chiamato ankh, vita, e simboleggiava la rigenerazione.

Specchio con custodia

Specchio e rasoio

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